Le fate tra illusioni e disincanto. L'anima femminile e la poesia della natura

Le fate tra illusioni e disincanto. L'anima femminile e la poesia della natura

Incantevole creatura femminile di ineffabile bellezza, indissolubilmente connessa al mondo del meraviglioso e all’universo fiabesco, la fata giunge sino a noi da un regno lontano che credeva alla magia, agli incantesimi, alla sacralità della natura. Un regno altro del quale la fata – ora donna, ora dea – era signora, sacerdotessa di culti e riti dedicati alla Grande Madre, detentrice di un antico sapere che, assimilato a quello delle streghe, ne ha decretato infine la condanna in una realtà storica pervasa dal clericalismo. Addentrandosi in un sentiero rischiarato dai bagliori emanati da questa figura mitica, archetipica, polimorfa, a tratti inquietante e ambigua, l’autrice apre il nostro sguardo sul folclore e sulla letteratura medievali alla riscoperta delle origini della fata medesima, accesso privilegiato a un’anteriorità primordiale che, al di là del tempo e dello spazio, dimora nelle nostre più recondite profondità, luogo di quanto è rimosso, rifiutato, marginale rispetto alla cultura dominante, nondimeno presente e fecondo grazie all’immaginazione, facoltà che il pensiero poetico leopardiano ci rivela essere un elemento imprescindibile nella ricerca della felicità. Giacomo Leopardi veglia infatti su di noi in questo affascinante viaggio: i suoi versi riecheggiano nostalgici la melodia delle favole antiche, di un tempo in cui l’uomo viveva in comunione con la natura. Ripercorrendo a passi rapidi le tappe salienti di un sofferto percorso che, in nome della presunta onnipotenza della scienza, ha condotto all’età del disincanto, alla morte della natura, al dominio di una realtà omologante, conformista, l’autrice ci mostra l’esistenza di un nuovo orizzonte possibile, promettente alternativa ai modelli finora dominanti del logos maschile. Un orizzonte caratterizzato da un fecondo connubio fra sentimento e ragione, inconscio e coscienza, natura e cultura, basato sull’etica della cura, dell’amore e dell’empatia, da sempre riservata alle donne. Melusina l’edificatrice e Morgana la guaritrice, emblematiche fate medievali, si svelano davanti ai nostri occhi lasciando apparire un modello di femminilità che, ben lungi dal dimenticare la propria dimensione interiore e la propria autenticità, supera le limitazioni di genere confermate dalla storica esclusione delle donne da diversi ambiti della vita, per misurarsi con le dinamiche del desiderio e del potere, trasformando le basi patriarcali dello sviluppo in categorie legate alla generazione e alla salvaguardia della molteplicità.
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