Racconti della Shtetl. Scene di vita ebraica in un'Europa scomparsa

Racconti della Shtetl. Scene di vita ebraica in un'Europa scomparsa

Vi è un'intramontabile storiella che narra di un povero ebreo naufrago su un'isola deserta. Il quale, da buon ebreo giustamente pio, provvede per prima cosa a costruirsi due sinagoghe di misere frasche. Ma perché due? Ovvio: perché la prima è la casa di preghiera che frequenta, la seconda quella in cui non metterebbe piede per tutto l'oro del mondo. Se non fosse che è vecchia quasi quanto la Bibbia, questa storia sembrerebbe fatta apposta per essere attribuita a Sholom Aleichem (1859-1916), il grande cantore della shtetl, in altre parole il borgo ebraico d'altri tempi che l'Europa s'è spazzata via di dosso come un fiocco di polvere tra il 1939 e il 1945. In uno yiddish a tratti malinconico, ma più spesso brioso quando non corrosivo, Sholom Aleichem da vita a un mondo che non c'è più fatto di giornate mai uguali a se stesse, di pioggia tenace e povertà endemica, di equivoci a non finire ma sopratutto di uno spirito ilare che tutto capovolge. Kasrilevke è il luogo immaginario di questa metafora più vera della realtà, dove non c'è mai un ebreo che la pensi come l'altro, perché il bello della vita - sopratutto quando essa non offre grandi illusioni - è anche dissentire.
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