Niente posto per le fiabe

Niente posto per le fiabe

«Zucca era come il quartiere, la malattia e la cura tutto insieme. Da lui proveniva il mio malessere, da lui si generavano i miei guai e solo lui aveva l'antidoto per curare il veleno che mi circolava nelle vene.» Catania è molte cose, «c'è una Catania di lustri e tacchi» e «un'altra Catania di calcinacci e saliva sputata a terra.» Cinzia, la protagonista, proviene dalla Catania di mezzo, quella Catania in equilibrio «fra gli eccessi di lusso e fango» e quando è costretta, dopo la morte del padre, a dover cambiare quartiere, si ritrova in un mondo nuovo che fatica a decifrare. È grazie all'incontro con un compagno di classe, Zucca, che riuscirà a superare quella parentesi dolorosa della sua adolescenza. Un'amicizia complicata, che aiuta a crescere perché i protagonisti sono come «due cocci spezzati», complementari: insieme riescono a risanare le loro ferite, ma anche a ferirsi a vicenda. Così, insieme, imparano che le fiabe non sono come le raccontavano da bambini, sono più crudeli, «più simili alla realtà», come la vita.
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