La violoncellista

La violoncellista

Il protagonista del nuovo romanzo di Michael Kruger è un compositore cinquantenne ipocondriaco, ironico e sprezzante, lacerato tra due opposte vocazioni: la musica d'avanguardia, impopolare ma nobile e gratificante, e quella, redditizia ma volgare e alienante, delle sigle per serial televisivi. Il suo già precario equilibrio viene sconvolto dall'inatteso arrivo di Judit, deliziosa figlia ventitreenne di Maria, una cantante ungherese con la quale negli anni giovanili a Budapest ha vissuto una breve ma intensa relazione. A quale scopo Judit è venuta a Monaco e si è piazzata in casa sua? Con il pretesto di farla perfezionare nel violoncello, la madre l'ha forse inviata in missione speciale? Ma quale? E poi, dubbio ancor più inquietante, Judit non sarà per caso il frutto di quella lontana relazione? Fortemente critico sulle istituzioni culturali della Germania di oggi e sulla decadenza delle arti, Michael Kruger riflette su memoria individuale, gulag, valori occidentali e quel sentimento di nostalgia per le cose dell'Est che in Germania va sotto il nome di "Ostalgie", conducendo una sottile, un po' autolesionistica meditazione sull'impossibilità di rapporti autentici; l'amore, l'amicizia, la solidarietà, persino il comunismo sono solo maschere ambigue e sfuggenti che riflettono un vivacchiare ottuso, spesso opportunistico, l'interno di un quotidiano ripetitivo quasi rituale. Sullo sfondo - ombre evocate dalla cattiva coscienza di chi ha creduto nel socialismo - gli inquietanti fantasmi di Anna Achmatova, di Ossip Mandel'stam, di Paul Celan, ingombranti modelli di coerenza etica.
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