Il banchiere assassinato

Il banchiere assassinato

Un "Maigret italiano", uno dei grandi investigatori del nostro migliore romanzo poliziesco. È così raro il caso di un mistero. Lo vorrei! Ma non lo cerco più e non lo aspetto neppure. Nel senso che tu puoi credere: il mistero poliziesco, l'enigma... un colpevole da individuare e da prendere... No, no!... La vita è molto più semplice e molto più complessa nello stesso tempo. Però, vedi, c'è sempre un mistero che mi appassiona, tragico, fondo... Il mistero dell'anima umana. In una fredda e nebbiosa notte milanese il commissario Carlo De Vincenzi riceve in Questura la visita del suo antico compagno di collegio Giannetto Aurigi, appena uscito dalla Scala, stranamente inquieto. È il freddo ad agitarlo? O le emozioni suscitate dalla musica dell'Aida? De Vincenzi ha poco tempo per chiederselo perché viene chiamato sulla scena di un omicidio. Il banchiere Mario Garlini è stato trovato assassinato con un colpo di pistola proprio nell'appartamento dell'Aurigi. Il quale, guarda caso, doveva all'uomo una grossa somma di denaro perso giocando in borsa. Insomma, tutto farebbe pensare che sia lui il colpevole. Ma sarebbe troppo facile… Pubblicato nel 1935, Il banchiere assassinato segna l'esordio del personaggio del commissario De Vincenzi: intelligente, sensibile, riflessivo, dotato di una cultura raffinata, scettico soprattutto con se stesso, appassionato di poesia e di psicoanalisi (letture insolite nell'Italia del Ventennio). Un "Maigret italiano", uno dei grandi investigatori del nostro migliore romanzo poliziesco.
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